Pinot nero
Il pinot nero (con le iniziali minuscole si designano i vitigni, con le maiuscole i vini) costituisce la
nobiltà della viticoltura mondiale, ma, come tutte le nobiltà che si rispettino, è di salute cagionevole e produttività ridotta.
Geneticamente instabile (a volte compare un grappolo bianco tra quelli neri o addirittura acini bianchi nella stesso grappolo nero), è molto sensibile al
territorio (sono pochissime le aree mondiali nelle quali dà il meglio), all' andamento
stagionale ed alla quantità di produzione per pianta.
Il grappolo piccolo e compatto, la buccia sottile e la scarsa vigoria, richiedono
cure assidue da parte del viticoltore, mentre gli eventi atmosferici hanno un' influenza particolarmente sensibile su questo delicato, ma
prezioso vitigno.
Per tutti questi motivi, il pinot nero è decisamente trascurato dall' enologia di massa, mentre costituisce un perpetuo cimento per le
produzioni di pregio.
Alcune selezioni sono adatte per vini rossi (i grandi vini rossi di Borgogna provengono unicamente da pinot nero), altre per
basi spumante (la Champagne è il maggior produttore mondiale di pinot nero), ma in ogni sua cultivar il pinot nero si conferma quanto di più
raffinato, ma anche ostico, possa offrire la viticoltura mondiale.
L' Oltrepo Pavese, con i suoi 2.000 ettari a pinot nero, è il primo produttore italiano di questa uva, ed il secondo al mondo dopo la Champagne.
Con una conduzione esperta e attenta del vigneto, questo territorio può dare uve pinot nero di qualità elevata.
|